Per riprendere i binari del mio percorso di ricerca, volevo parlare di due autori che, grazie alla loro etica fotografica contro i cliché, sono oggi considerati tra i più influenti fotografi del dopoguerra.
Diane Arbus, alla quale viene dedicata, nel ‘72, una retrospettiva al Moma di NY, e Daido Moriyama il cui libro Memories of a Dog è segnalato da Martin Parr come tra uno dei più significativi nella storia della fotografia del XX secolo.
Della prima ho parlato nel post precedente. Aggiungerò, prossimamente, un estratto da Sulla fotografia di Susan Sontag.
Moriyama è, insieme a Shomei Tomatsu e Nobuyoshi Araki, uno dei più noti fotografi del sol levante. Le sue fotografie sfocate, buie e granulose ritraggono individui anonimi, fantasmi di un Giappone cadente che sembrano vagare tra le rovine di un paese che ancora vive le conseguenze del bombardamento atomico.
Nella rivista Gomma leggo un’intervista (purtroppo veramente misera) di cui riporto un breve estratto.
- When I was seven years old, world war II ended. So I was influenced by the reality of the post-war situation in Japan. What I saw then left important marks as strong memories within myself.
I think that the time and the atmosphere of such experiences created my starting point in photography.-
Daido Moriyama
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