
Diane Arbus (Child with a Toy Hand Grenade in Central Park,
New York City 1962)
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Daido Moriyama (Boy Miyagi, Japan, 1973)
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A dieci anni di distanza, Daido Moriyama realizza un’immagine che fa eco allo scatto di Diane Arbus. La posa, l’inquadratura, l’espressione, le bretelle, sono tutti indizi inequivocabili del legame. La foto proviene dalla serie three beauty spots of japan, pubblicata nel ‘74
Il bambino orientale di umano non ha nulla, i pantaloni con la riga tirati prepotentemente su, il colletto della camicia chiuso, le mani in tasca, una posa composta, i nervi rilassati e lo sguardo demoniaco lo rendono una pedina, il prodotto mostruoso e disumanizzato di una generazione che ha vissuto il conflitto atomico. Si trova in un paesaggio urbano, di cavi elettrici e di macchine che sfrecciano su uno sfondo sbilenco. Lo scatto è auspicabilmente “rubato” e l’intervento in camera oscura (l’alone di luce) rispecchia l’attività della fotografia giapponese di quel periodo, intenta a illustrare le rovine di una civiltà che prova a risollevarsi dal cataclisma nucleare.
Il bambino biondo della Arbus si trova a Central Park. Ambiente tranquillo e naturale. Tutto il suo corpo sembra essere scosso da una crisi di isterismo. Gli arti e il viso contratti, la bretella penzolante e la granata nella mano contrastano fortemente con l’atmosfera di calma retrostante.
Mettere sullo stesso piano queste due fotografie sarebbe un errore. Moriyama fa un tipo di fotografia documentaristica, accompagnata da una ricerca estetica precisa. In questo caso parte da un’immagine, che è diventata mito, e la rielabora attraverso i suoi stilemi. La ricerca di Diane Arbus invece è uno spunto per riflettere sull’esistenza, le sue foto non sono fatte per essere collocate nello spazio o nel tempo, illustrano una condizione umana che è mostruosa di per sè.
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